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Carlo

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Carlo era una persona che aveva avuto tutto dalla vita

aveva una bella casa, una bella auto sportiva, una bella moto da corsa, una bella ragazza,
ed passava il tempo a gongolare tutte le sue fortune;
da dietro gli occhiali da sole sorrideva beffardo di chi non poteva permettersele,di chi non viveva nel lusso, ed aveva magari i pantaloni bucati perché non poteva comprarsi dei nuovi.
Lavorava nell’azienda dello zio, un imprenditore che aveva fatto fortuna vendendo materassi,
di quelli che si vedono nelle pubblicità, a ogni ora del giorno e della notte.
Carlo non aveva nemmeno dovuto inviare il curriculum, oppure fare gavetta,
aveva sempre tutto ben servito su un piatto d’argento,
ma la cosa più brutta, era quella che si lamentava sempre;
si lamentava delle cose che non aveva e faceva di tutto per averle.
Non sapeva suonare mezzo accordo, ma aveva comprato la chitarra più costosa del negozio
per far invidia ai suoi amici che, i musicisti, lo facevano per mestiere.
Sapeva a malapena accendere il computer,
ma, aveva quello più potente in circolazione,
per far invidia ai suoi colleghi di lavoro.
Possedeva di tutto e di più, per la maggior parte oggetti che non avrebbe mai più usato, se non per ostentare la sua ricchezza.
Ed il bello che aveva tanti di quei soldi, che poté permettersi, quando decise di scendere in politica,
perché gongolarsi sulla sua BMW nella piazza non gli bastava più, e voleva diventare più grande,
poté permettersi di comprare viaggi e favori a compiacenti elettori.
Carlo aveva tutto, desiderava tutto ed poteva permettersi tutto, ma in verità non apprezzava niente, perché era così facile per lui comprare qualsiasi cosa, anche i suoi sogni;
non aveva mai dovuto sgobbare per raggiungere un obiettivo,mai dovuto scalare una montagna per godersi poi il panorama.

Carlo in realtà era vuoto, vuoto come una bottiglia con il fondo bucato,che non potrà mai essere riempita, nonostante tutti gli sforzi.
Era vuoto, e circondato da cose vuote, persone vuote, argomenti vuoti.
E quando ci incrociavamo e lui rideva beffardo dietro i suoi Ray-Ban argentati, io provavo soltanto tanta pena,nessun invidia.

Lo lasciavo ridere, lo lasciavo giudicare, dentro la sua BMW abbracciato alla sua ragazza esibita come un trofeo;
E più rideva più provavo pena.
Perché essere “Signori”, Carlo, quello non lo potrà mai e poi mai comprare.