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la mia Casa Bianca.

  • di

Lei sapeva, che non avevo mai fatto l’amore,
che ero puro come la neve, come acqua di fonte.


E forse questo la intrigava, e nonostante i miei rifiuti, desiderava ad ogni costo essere la prima;
Come Armstrong sulla luna, come Colombo mentre approdava nelle Americhe.


Ed ogni volta che ci incontravamo, mi stringeva forte, mi riempiva di carezze, ma non solo;
Il suo corpo parlava per lei.


I suoi occhi mi desideravano, le sue labbra mi tramortivano, la sua pelle bianca e morbida
mi avvolgeva stretto, come forte edera, ed suoi grandi seni sul mio petto mi finivano di piacere.


Cercavo di resistere, come un ramo spezzato tra la corrente.


Io l’amavo, ed a me bastava quello che già mi dava ogni giorno.


Le dolci ore passate in compagnia a parlare dei nostri sogni, delle nostre paure, tra un bacio ed un abbraccio.


Ma a lei no, non bastava ed aveva tutte le armi per sconfiggermi.


Mi veniva incontro ogni pomeriggio, sempre più bella e provocante,
con una scollatura da far girare la testa , ed una cortissima gonna che lasciava intravedere il paradiso.


Ed quando mi abbracciava e si sedeva felice sulle mie gambe, io ero già mezzo suonato, come le campane di una Chiesa la Domenica di festa.


Allora cercai di preparare nel migliore dei modi, la nostra, sopratutto la mia prima volta.


Fittai per un paio di giorni, il più lussuoso hotel sul mare, a poche centinaia di metri da dove ci incontravamo ogni giorno.


Mi costò un intero stipendio, ma volevo che fosse davvero un sogno ad occhi aperti.


Un luminoso ingresso, con uno stupendo giardino ed una immensa piscina, dava il benvenuto ai ricchi clienti, mentre un maggiordomo mi attendeva per portarmi su le valige.


Poi lo stupendo salone; sembrava di essere sul Titanic, tanto era bello.


Pranzo e cena in camera, mi sentivo un imperatore.


Ma quando gli dissi, che avevo preparato tutto, perché volevo, fosse stato davvero speciale, il suo volto cambiò espressione, ed io non capivo;
lo desiderava tanto ed invece ora si era rattristata, come quando improvvisamente ricevi una brutta notizia.


Mi abbraccio per l’ennesima volta, e mi sussurrò dispiaciuta che non poteva andare in quel hotel;

li tutti la conoscevano, aveva paura delle loro reazioni, e poi i suoi genitori, tanto possessivi, cosa avrebbero pensato.


Accennai un sorriso e gli risposi dolcemente: “non ti preoccupare, non fa nulla”.


Lei ritornò a sorridere, con quel sorriso che incendiava ogni cosa,
mi prese per mano, e cominciò a trascinarmi velocemente,
non so dove, ma non mi importava.


Ad un certo punto del tragitto mi chiese di chiudere gli occhi.


Sentivo l’erba alta che mi sfiorava le caviglie, il suo profumo che si mescolava con quello di campagna in fiore.


Quando li riaprii, davanti a me c’era lei, bella più del sole, ed una casa abbandonata di campagna.


Avevo già capito tutto, questo era il suo lussuoso hotel, il posto che aveva scelto per portarmi in paradiso, per conquistarmi ed essere per sempre sua.


Anche se ci sarebbero state altre donne nella mia vita, lei sarebbe stata la prima, e lo sapeva.


Il mio imbarazzo era forte, non avevo mai visto una donna nuda, non sapevo minimamente
come comportarmi, ma lei mi guidò in tutto, come Virgilio Dante, nel nostro stupendo viaggio in Paradiso.


E mentre si spogliava, lentamente e dolcemente, sentivo il mio cuore galoppare come mille cavalli in corsa.


I suoi seni grandi e marmorei, i suoi glutei disegnati da Picassoin persona;
Mi davo dei pizzicotti, per capire se stavo sognando, mentre come una sirena il suo marinaio, mi sussurrava dolcemente di raggiungerla.


Mi strinse forte e regalò quel giorno, le più belle e meravigliose emozioni della mia vita.


Mi dono il suo corpo, ed io il mio.


Mi fece da guida premurosa, mentre attraversavo le sue colline in fiore, che inondavano di piacere, come una cascata imponente, il mio corpo fino ad allora, solitario ed arido come il deserto più brullo, come la superficie della luna.


Non eravamo nel lussuoso hotel che avevo prenotato, ma in questa casa diroccata di campagna, che per me era diventata la Reggia di Caserta, il Louvre di Parigi, la mia Casa Bianca.


Prima di rincasare, disegnammo sul muro, che aveva accompagnato il nostro indescrivibile viaggio,

un grande cuore, ed i nostri nomi su entrambi gli i suoi atri.


Quel cuore, mi chiedo se sia ancora li, oppure sia stato cancellato dal tempo, da qualche vandalo, oppure abbia fatto da sfondo ad altre coppie, desiderose come noi, delle stesse stupende emozioni.


Me lo chiedo spesso, sopratutto ora, che non stiamo più insieme.


E, prima o poi, come allora, in una calda giornata d’estate, mi recherò in quel casolare abbandonato,

e davanti a qual cuore piangerò, di nostalgia.