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Occhi ciechi, per quel sole.

E quando non sanno che etichetta appiccicarmi alla fronte, dicono: “È una persona strana, proprio strana!”
Diceva un certo Anton Pavlovič Čechov.


E si, era proprio strano;
Passava i suoi giorni, sempre con la penna in mano, circondato da centinaia di fogli;
a quadri, bianchi, scarabocchiati.

Libri, di qualsiasi tipo, con la musica sempre onnipresente, come l’aria, mentre tanti animali curiosi, gli confondevano gli scritti ed i pensieri.


Era strano; il sabato sera invece di far festa come tutti noi, in giro tra locali strapieni, di belle donne, tra fiumi di alcol e divertimento, se ne stava da solo con la sua inseparabile chitarra, nella sua vecchia auto, a scrivere chissà cosa.


Oppure, lo incontravamo spesso, con il suo telescopio, a scrutare il cielo, la luna, i pianeti, le nebulose, le stelle, le galassie;


Forse, era alla ricerca dei suoi veri genitori, che lo avevano miseramente abbandonato,
su questo freddo e desolato pianeta ? Pensavano ridendo.


Non vestiva alla moda, niente auto costose e modificate da esibire come un trofeo,
parlava poco ed in modo gentile, come la rugiada, che delicatamente si posa ogni mattina, sui fiori ancora stanchi e dormienti.


Chissà cosa avrà passato da piccolo, per essere diventato così, si chiedevano in tanti,
quasi fosse un problema, per loro.


Ma il vero problema, erano, invece loro, che avevano, occhi ciechi per quel sole,
orecchie sorde, per quelle sue stupende parole, sorrisi di sdegno per quell’angelo,
intrappolato nel suo triste inferno.


E mentre scorrazzavano veloci, tra un locale all’altro,
e l’osservavano, sempre lì, fermo e sognante, con la sua inseparabile chitarra,
si facevano una grassa risata, ed andavano di nuovo via,
non sapendo, che, per loro, e per chi è come loro, dei poveri diavoli,
non ci sarebbe stato nessun posto,
nel suo immenso e stupendo paradiso in terra, che fosse mai, esistito.